giovedì 7 aprile 2016

Olio essenziale di Citronella e ansia

Siamo abituati a pensare alla citronella solo quando arrivano le nostre care zanzare, invece oggi ho letto sull'ultimo numero de "L'Erborista" di uno studio effettuato in Brasile sugli effetti ansiolitici dell'aroma di citronella (cymbopogon citratus) in volontari sani sottoposti ad una situazione ansiogena. Sono stati reclutati 40 volontari di sesso maschile, divisi in quattro gruppi diversi. Due gruppi avevano tre o sei gocce di citronella, un gruppo con aroma di controllo tea tree e un gruppo controllo senza aroma con acqua distillata. Subito dopo l'inalazione ogni volontario è stato sottoposto a test, registrando parametri psicologici e fisiologici prima e dopo il test.
Le persone esposte all'aroma di citronella hanno presentato subito dopo il trattamento una riduzione dell'ansia e della tensione personale, e nonostante abbiano manifestato risposta ansiosa al compito, hanno completamente recuperato in 5 minuti.
Gli studiosi concludono che siano necessarie altre indagini per chiarire la valenza clinica dell'utilizzo di questo olio essenziale, in ogni caso questo studio dimostra che anche solo una breve esposizione a questo aroma abbia alcuni effetti ansiolitici percebili.
Potenza degli oli essenziali!
 


Bibliografia:
- L'Erborista, marzo 2016, Tecniche Nuove
 

giovedì 10 marzo 2016

E si udì sulla terra...

Mi dissero di un uomo, vissuto nell'oscurità più profonda;
i suoi occhi non avevano visto mai nessun lieve chiarore,
come in fondo ad un abisso.

Mi dissero di un uomo, vissuto nel silenzio;
non un rumore, nemmeno impercettibile era mai giunto
al suo orecchio.

Sentii parlare di un uomo che era vissuto
sempre immerso nell'acqua, un'acqua di strano tepore
e che tutt'a un tratto spuntò fuori
tra i ghiacci
e spiegò dei polmoni che mai avevano respirato
(lievi sarebbero le fatiche di Tantalo al confronto),
ma visse.

L'aria distese d'un tratto solo i suoi polmoni
ripiegati fin dall'origine.

E allora l'uomo gridò.
E si udì sulla terra
una voce tremante che non si era mai udita,
uscente da una gola
che non aveva vibrato giammai...


tratto da "Il segreto dell'infanzia", Maria Montessori.


Dedicato a tutte le meravigliose donne che attendono questo miracolo e che ho la fortuna di conoscere :)

domenica 31 gennaio 2016

Quinoa svuotafrigo

Questo non è un blog di cucina però ogni tanto mi piace postare ricette veloci e salutari, giusto per ricordare che mangiar bene è la prima cosa in assoluto che andrebbe consigliata, sia in periodi di salute che, a maggior ragione, quando siamo malati.
Quando nel 2009 ho subito un ricovero prolungato a causa di un incidente, sono rimasta totalmente colpita e basita dalla poca attenzione che le strutture (ospedale prima e clinica dopo) davano all'alimentazione. Come possibile nutrire allo stesso modo una persona allettata ed una no? Una ricoverata per un ictus e una per una protesi all'anca? Oggi c'è più attenzione ma la strada è ancora lunga... quanto ci sarebbe da lavorare!!!
Di domenica i tempi in casa nostra sono dilatati e sono più a misura: magari poter disporre delle giornate sempre in questa modalità, magari potersi svegliare quando lo chiede il corpo e non la sveglia!
Così oggi mi sono accorta che avevo un cuore di verza che chiamava attenzione e ho deciso di fare un buon piatto unico a base di quinoa. Ecco cosa ne è venuto fuori!


Gli ingredienti li avevo tutti in casa, pertanto questa è solo un'idea, basta davvero poco per preparare un buon piatto.
Dopo aver tagliato tutte le verdure che avevo in casa a pezzettini (in questo caso verza, patate, carote, cipollotto e piselli) le ho messe in una padella ampia con pochissimo olio: stando attenta alla cottura, ho salato, mescolato di tanto in tanto e ho aggiunto acqua all'occorrenza. Tengo sempre il coperchio appoggiato col mestolo di modo che il vapore non sia disperso e torni giù cuocendo le verdure, ma non sigillando totalmente...
Ho lavato la quinoa e fatta cucinare in un buon brodo vegetale (o anche solo in acqua salata) per un quarto d'ora, scolata e mescolata alle verdure.
A seconda del gusto le verdure si potranno cuocere piu al dente o meno, io ho messo in cottura tutto contemporaneamente e fatto cuocere per 30-40 minuti, le carote son rimaste croccanti mentre il resto si è cotto come a vapore.
La quinoa è erroneamente pensata come cereale, ma di fatto è una leguminosa, che cresce in Perù, sugli altipiani. Non contiene glutine ed è un alimento equilibratissimo, ricco di proteine, aminoacidi essenziali. E' ottimo per la crescita.
Le carote sono una fonte incredibile di carotene che interviene nei meccanismi della visione ed è utile nelle dermatosi. Tonica, remineralizzante, regolatrice intestinale, ipoglicemica.
La patata è una solanacea, contiene molto amido, sali, vitamica C e B1. Ricordo un uso tradizionale della mia nonna (e riscontrato in alcuni libri), cruda a fette come antinfiammatorio cutaneo e come rimedio per il mal di testa (applicata sui punti dove duole).
I piselli  sono molto energetici, tonificano la Milza in mtc e tonificano il qi aiutano e regolarizzano lo stomaco e le sue funzioni.

Alla fine basta poco: il tempo speso in cucina così è davvero tempo prezioso per la nostra salute!


Bibliografia:
- C. Trevisani, Fondamenti di Nutrizione, Enea



domenica 17 gennaio 2016

Le Campane Tibetane

Non basta un post per descrivere la meraviglia dell'incontro con le Campane Tibetane.
Oltre ad essere uno strumento che si "suona" perchè ogni campana possiede due note e due vibrazioni, le Campane sono la Possibilità di scoprirci come parte del Tutto, dell'Uno Universo. Siamo fatti di Ritmo e Vibrazione e il contatto con la Campana ci permette di conoscerci e di permettere a chi ci sta accanto di apprezzare una parte di sè sconosciuta.
Le vere campane tibetane sono strumenti che un tempo erano riservate ai guaritori tibetani, considerati dei veri e propri sciamani e sono la condensazione del mondo intero, la lega è infatti costituita da 7 metalli.
La forma è una metà del mondo, la metà femminile.
Il batacchio con cui si suona, è la parte maschile.
La Campana racchiude il Tutto, lo yin e lo yang, il maschile e il femminile.
Chiaramente i 7 metalli sono collegati ai sette pianeti:
Oro per il Sole
Argento per la Luna
Ferro per Marte
Mercurio per Mercurio
Stagno per Giove
Rame per Venere
Piombo per Saturno.
Non c'è guarigione se non c'è armonia con tutto ciò che ci circonda, col Cosmo tutto.

La mia esperienza è stata di grande scoperta: la Campana ti chiama e ti sceglie, e con essa devi abbandonare ogni pregiudizio (su te stesso innanzitutto).
Se non sei sgombro da paure, imbarazzo, terrore del giudizio, non è facile che si faccia suonare.
Una volta aperto questo mondo, diventa Cura per se stessi innanzitutto: solo dopo per gli altri, e i trattamenti che si possono fare anche solo con una campana, spaziano dalla riarmonizzazione dei chakra, alla pulizia dell'aura, al massaggio armonico.
E la Voce, diventa strumento inseparabile di accompagnamento.




Foto presa da Internet

domenica 10 gennaio 2016

Prima Luna dell'Anno

La Madre del Clan del Primo Ciclo Lunare, Parla con le Relazioni, ci insegna a entrare in rapporto con i nostri Cugini, le pietre e le piante; con i nostri Fratelli e le nostre Sorelle, le creature; e con i nostri simili umani di ogni razza e credo. Onorando tali rapporti con la nostra Famiglia Planetaria offriamo a noi stessi la libertà di essere l'anello di congiunzione tra il tangibile e l'intangibile, accedendo alla comprensione spirituale e alla gioia terrena della fisicità.


Tratto da: "La Ruota delle Lune", Jamie Sams, Il Punto d'Incontro

domenica 3 gennaio 2016

Come limitare i danni durante le Feste (Buon 2016!!!!)


Le Feste e i giorni di vacanza a casa, sono un grande toccasana per rigenerare mente e corpo. Il corpo tuttavia è alquanto “strapazzato” dal cibo che spesso mangiamo proprio in occasione del Natale.
Chi ha la fortuna di vivere in una famiglia che magari è vegana, o molto attenta, non ha certo di questi problemi. Ma chi, magari a fatica, è riuscito a mantenere un livello di “integrità alimentare” per il resto dell’anno, in questi giorni deve capitolare.


Il cibo per quanto mi riguarda, non è solo materia biochimica che introduco nel mio corpo; è convivialità, è amore, è adesione e coesione con l’ambiente che mi circonda, è permettere ad altri di occuparsi di me.
Il problema è che la nostra tradizione mette al primo posto i dolci con tantissimo zucchero, il pesce, la carne, e un’immensa varietà di salumi che sulle tavole natalizie incombe come non ci fosse un domani.
Su certi cibi davvero non ho nessun problema a dire no (vedi i salumi e la carne), ma pesce e dolci, un buon vinello, ahimè, sono moooolto difficili da rifiutare.
Seguendo il criterio che più di tutti gli altri nel corso dei miei studi ho ritenuto davvero valido ed intelligente (ovvero una macrobiotica rivisitata ed adattata alla nostra meravigliosa cucina italiana), i cibi non vanno valutati per l’apporto nutrizionale o biochimico, ma per la loro polarità: yin o yang.
Zucchero, alcool, frutta sono yin
Prodotti da forno, cibo animale, sale, sono yang.
Quello che dobbiamo ottenere durante una giornata è: EQUILIBRIO.
Non esagerare col cibo troppo yin, né con quello troppo yang (che crea più che altro accumuli duri da estirpare), e, se proprio non abbiamo voluto fare gli estremisti, cercare di limitare i danni.
Sicuramente la bevanda/rimedio che più di tutti ci soccorre in questi giorni è il mitico te KUKICHA.
Il Kukicha Uji è un Tè Verde Giapponese, prodotto nella regione di Uji, ottenuto utilizzando i rametti più sottili della pianta del thè ed è conosciuto anche come “Tè di Tre anni”, per via della sua preparazione. La pianta da cui si ottiene questo tè è la Camellia sinensis.
Il Kukicha è composto da una miscela di tre componenti della pianta del thè:
• rametti di tre anni di età tagliati dalla parte inferiore della pianta
• rametti più robusti, raccolti ogni dieci anni, generalmente in inverno
• rametti più sottili e foglie.
Ha proprietà diuretiche, ipoglicemizzanti e depurative del sangue.  
Totalmente privo di stimolanti aiuta il rilassamento, in questo periodo è consigliato berlo quotidianamente, perché alcalinizzante, soprattutto se ho abusato di cibi “acidi” (zucchero, caffe, carne, latticini ecc.)
Aiuta il funzionamento dei reni, bevuto caldo dopo il pasto favorisce la digestione, è adatto all’uso quotidiano. I rametti di tè vanno bolliti per circa dieci minuti se si vuole una bevanda più forte, altrimenti per una più leggera e gradevole bastano pochi minuti di infusione.
Ricco di minerali con molte proprietà salutari e di vitamine, molto ricco di ferro, calcio e vitamina A.

Contiene calcio, vitamina C, riduce la pressione arteriosa, aiuta la digestione, combatte la fatica, fa abbassare il livello di colesterolo, brucia i grassi e inoltre fa bene alla nostra pelle.

Insomma, io normalmente non riesco proprio a fare a meno di questo tè, in questo periodo ancor di più!

Buon Kukicha a tutti!



Bibliografia:
- C. Trevisani, Fondamenti di Nutrizione, Enea
- Corsi di Martin Halsey, La Sana Gola
- immagini prese dal web


domenica 13 settembre 2015

Il Miso


Quando parliamo di macrobiotica c’è ancora chi un po’ storce il naso, pensando a chissà quale disciplina o filosofia “new age”. In realtà se cerchiamo cosa voglia dire questa parola troviamo per esempio dal dizionario Treccani, che questo termine deriva dal greco
μακροβίωσις «lunga vita», μακροβίοτος «longevo»
e che il termine “è stato coniato da Georges Oshawa, per indicare una dottrina da applicare alla vita quotidiana, per assicurarsi la massima efficienza psicofisica. In particolare l’alimentazione è prevalentemente vegetariana, si avvale soprattutto di cereali integrali, altri prodotti che non abbiano subito manipolazioni e sofisticazioni, escludendo quindi zucchero, bevande ottenute industrialmente, i prodotti in scatola e i conservati in genere”.
Chissà quanti di voi stan vivendo in modo macrobiotico, oggi, e ancora non lo sapevano! 

Senza cadere negli estremismi, è sempre utile ed intelligente prendere da altre tradizioni cibi che possano aiutarci ed essere addirittura curativi! Uno di questi è il miso.



Il miso è un patè di colore marrone, fermentato e invecchiato.
La fermentazione dei cibi è un sistema molto antico utilizzato per la conservazione: durante il processo entrano in gioco diversi tipi di microrganismi, e il cibo, cosi trasformato, favorisce la flora batterica intestinale, oltre a modificare il valore nutritivo di quello stesso alimento.
Il miso è composto da soia, un cereale (di solito riso o orzo) e sale marino.
Si utilizza come condimento e nelle minestre. L’aspergillus orizae è il fungo che ci regala la fermentazione, e con essa enzimi vivi che migliorano la flora intestinale, ed un sacco di aminoacidi essenziali. Tutto ciò si traduce in miglioramento del metabolismo, vitalità di pelle e capelli, digestione, riduzione del colesterolo e miglioramento di circolazione venosa e pulizia dei vasi sanguigni.

In poche parole possiamo aggiungerlo ai piatti caldi pochi minuti prima di servirli (come ci consigliano su “Cucina Naturale” di questo mese), o preparare la classica zuppa di miso (perfetta come prima portata di pranzo o cena).





Ecco la ricetta:

5cm di alga wakame secca
1-2 cipolle tagliate a mezza rondella
prezzemolo o cipollotto
miso d’orzo o riso

Mettere a bagno la wakame per 5 minuti e tagliare a pezzettini. Aggiungere acqua fredda all’alga wakame e portare a bollore. Tagliare la cipolla e aggiungerla al brodo bollente. Lasciare cuocere 3-5 minuti fino a quando la cipolla è cotta e morbida. Diluire il miso (1 cucchiaino per persona o per tazza di brodo), aggiungere al brodo e sobbollire per 3-4 minuti. Guarnire con cipollotto o prezzemolo.
Possiamo aggiungere del tofu che si fa cuocere insieme alle verdure prima di aggiungere il miso.



Bibliografia:
- Catia Trevisani, Fondamenti di Nutrizione, Edizioni Enea
- Martin Halsey, Cucina che Cura, Edizioni La Sana Gola
- Cucina Naturale, settembre 2015, Tecniche Nuove